Il termine “watsu” deriva dalla fusione delle parole “water” (ovvero “acqua” in inglese) e “shiatsu”. Questa pratica, sempre più diffusa, consiste infatti nella versione acquatica dello shiatsu, ovvero nell’esercizio di dondolii, stretching e stiramenti in acqua tiepida, con il sostegno di un insegnante. L’assenza di gravità che caratterizza l’acqua, in unione con il massaggio che essa pratica su tutto il corpo, induce uno stato di profondo rilassamento nel soggetto.

Il watsu è un’attività dolce, non invasiva, che si rivela perciò adatta a chiunque; è infatti una pratica ampiamente utilizzata anche per i bambini, preferibilmente accompagnati in acqua dai genitori, con l’obiettivo di creare nel bambino una buona relazione con l’acqua, ma anche di rafforzare il legame con i genitori e di condividere dei piacevoli momenti di divertimento e relax.

Diversificazione per età

In base all’età del bambino, l’attività in acqua viene organizzata in maniera differente.

Per i neonati, da 0 a 6 mesi, l’istruttore si comporta solo da mediatore tra il genitore ed il figlio, e la pratica del watsu si concentra sull’immersione del bambino, sfruttando l’istinto di chiusura della glottide che caratterizza i primi anni di vita ed impedisce di “bere” acqua.

L’operatore non è la figura centrale, ma media la scoperta delle nuove soluzioni e condizioni senso motorie che l’acqua offre. Si guida la gestione dell’immersione sfruttando l’istinto di chiusura della glottide che impedisce di “bere” acqua, e che viene man mano perso con la crescita se non allenato.

Nella fase successiva, che va fino ai 14 mesi di età, il bambino inizia progressivamente a staccarsi dal genitori e a sperimentare l’entrata autonoma in acqua, ad esempio tramite piccoli scivoli. Con l’aumentare dell’età poi, ai bambini viene lasciata sempre una maggiore autonomia in acqua durante il watsu, con l’utilizzo di braccioli e la pratica di piccoli tuffi, sempre sotto stretto controllo dell’istruttore, per passare successivamente all’immersione a corpo libero, con il progressivo abbandono degli ausili per il galleggiamento. L’ultima fase del watsu per giovanissimi è in genere quella per bambini compresi tra i 4 e i 5 anni, seguita poi dall’inizio dei corsi di nuoto veri e propri.

Benefici

Grazie al watsu, i bambini sviluppano una grande fiducia nell’acqua e sono favoriti nel momento in cui imparano a nuotare; è infatti un’attività fortemente consigliata, in quanto aiuta a sviluppare un rapporto positivo con l’acqua, evitando il “trauma” del contatto con l’acqua in età maggiore o persino adulta.

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